Giovedì 29 Novembre 2001
Dopo il folgorante debutto del 1987 e linterlocutorio album «Vibrator»,
il musicista era pressoché scomparso dalla scena discografica
« Sono profondamente cambiato - sottolinea, spiegando perché
i suoi amici lo chiamano ormai Sananda Maitreya -. È un nome che
non ha nulla a che fare con realtà religiose di stampo dogmatico.
Lho scelto per dire al mondo che oggi sono una persona libera, che
vive nel presente, nella grazia di ogni istante: da quando ho imparato
ad accettarmi come Sananda vivere la mia verità è la sola
cosa che mi importi davvero». «È la mia nuova sfida
- racconta -. Anzi, questa deve essere la prossima sfida per ogni artista.
Lavorare ed essere sempre del tutto liberi»
Con «Wildcard» ripropone la sua straordinaria estensione
vocale
Milano. Cè stato un momento, verso la fine degli anni 80,
in cui il mondo sembrava non aspettare altro che larrivo in scena
di Terence Trent DArby. Un arrivo che si è materializzato
nel 1987, con un album di debutto straordinario, "Introducing the
Hardline", che ha ridato fiato alla tradizione della grande musica
soul diventando un best seller colossale (oltre 12 milioni di copie).
Tutto sembrava congiurare perchè DArby soffiasse il trono
a Prince e Michael Jackson: ma qualcosa è andato storto, e la sua
popolarità è andata progressivamente calando, man mano che
i suoi dischi si facevano sempre più deboli sul fronte dellispirazione.
Ora, a sei anni di distanza dal suo ultimo lavoro «Vibrator»,
Terence torna con una nuova casa discografica, un nuovo disco, intitolato
«Wildcard», e persino un nuovo nome, prudentemente accostato
a quello con il quale, nel giro di 8 anni, ha conosciuto le gioie della
fama e le pene dellindifferenza.
«Sono profondamente cambiato - dice lui, spiegando perchè
i suoi amici lo chiamano ormai Sananda Maitreya - E un nome che
non ha nulla a che fare con realtà religiose di stampo dogmatico.
Lho scelto per dire al mondo che oggi sono una persona libera, che
vive nel presente, nella grazia di ogni istante: da quando ho imparato
ad accettarmi come Sananda vivere la mia verità è la sola
cosa che mi importi davvero».
E allinsegna di questa rinnovata filosofia di vita che Terence
ha concepito "Wildcard", certamente la sua prova maggiormente
convincente da molti anni a questa parte: un disco corposo, ambizioso,
nel quale Terence mostra i muscoli della sua ispirazione allineando ben
18 brani e, soprattutto, dando sfoggio di una maturità vocale prodigiosa.
Molti i pezzi convincenti, pochi quelli non esattamente memorabili, per
una media che si mantiene sempre sopra la sufficienza piena: Terence/Sananda
li ha selezionati da un totale di oltre 30 "demo" che aveva
realizzato nella sua casa studio di Los Angeles, e li ha registrati in
piena autonomia, curando totalmente il lavoro di produzione e proponendo
alle major un prodotto finito "prendere o lasciare".
«E la mia nuova sfida - racconta - Anzi, questa deve essere
la prossima sfida per ogni artista. Personalmente da quando sono nato
non ho mai sopportato lidea di lavorare per un boss. Posso lavorare
tranquillamente solo se mi sento completamente libero, ed oggi spero di
poter aiutare altri artisti a capire che assumere il pieno controllo della
propria espressione non è impossibile».
Certo, nonostante le indubbie qualità di "Wildcard",
viene da chiedersi che destino potrà mai avere questo disco in
un mercato sempre più inflazionato di nomi nuovi, dove un silenzio
di 6 anni equivale praticamente a scomparire dalla memoria del mercato.
Per tacere il fatto che già dal suo secondo disco del 1989, il
bizzarro ma straordinario "Neither fish nor flesh", DArby
aveva conosciuto un crollo verticale dei consensi conquistati con il primo
lavoro, e con singoli arrivati ai primi posti di tutte le classifiche
del mondo come "Wishing Well" o "If you let me stay"...
«Ma io posso sicuramente essere considerato un artista nuovo - dice
lui - anche se credo ancora nel mio passato e sono orgoglioso della musica
che ho creato. Sono in questa industria da 15 anni, i miei dischi sono
ancora in circolazione e sono ancora considerati un buon lavoro. Questo
non sarebbe mai successo senza una buona dose di onestà, che è
senza dubbio la componente più importante del mio lavoro».
Insomma, Terence Trent DArby è tornato, ed ha tutta lintenzione
di continuare a combattere la sua battaglia. Ha ancora unestensione
vocale capace di dare i brividi, ed alcune canzoni nel cilindro che sono
indicative di una classe inalterata. Resta solo da vedere quale sarà,
questa volta, la risposta del pubblico.
Claudio Andrizzi
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